Tribù Acustica
di Marco Conigliani
Prima Gloria Estefan, poi Ricky Martin e adesso pure uno che si chiama Marc Antony.
In questi anni il rock latinoamericano ha conosciuto smodati successi di vendite, spesso dando il peggio di sé in termini qualitativi.
Ma se leggete che i Tribù Acustica suonano musica caraibica non spaventatevi, perché con i fenomeni pretteamente commerciali di cui sopra, hanno poco a che vedere.
Volendo, piuttosto, si potrebbe vedere un'analogia con Buena Vista Social Club visto che questo Tribù Acustica costituisce un'operazione filologica, di recupero delle tradizioni e forme musicali tipiche della Giamaica.
I Tribù Acustica nascono da una costola di una band reggae di Roma ma non si limitano al più diffuso degli stili musicali giamaicani.
Qui si parla di nyabinghi, mento e calypso ma anche del più noto ska.
Il tutto, come si evince facilmente dal nome della band, in versione rigorosamente acustica.
Il disco comprende tra gli altri, due canti tradizionali, due pregevolissimi brani originali e una splendida versione di Jamaica Farewell.
Va detto, la produzione non è impeccabile, generalmente povera e scarna ma forse è proprio questo che i Tribù si proponevano.
In ogni caso, il loro rimane un disco piacevole, a tratti divertente, talvolta in grado di sorprendere per la sua umanità.
Segnaliamo che quasi contemporaneamente a questo disco, i Tribù Acustica ne hanno pubblicato un altro insieme al rastaman Max Romeo.
suono.it, 2000
|
Tribù Acustica
di Giulio Pons
Anche se la definizione di musica etnica ha senso fino ad un certo punto (perchè nei caraibi questo tipo di musica come la chiamano? la chiameranno musica jamaicana come noi chiamiamo italiana la nostra musica) questo gruppone costituito da ben 11 elementi si cimenta in pezzi noti e meno noti della cultura musicale caraibica, recuperando episodi famosi e artitsi fondamentali della storia della musica... basti pensare che il cd inizia con una cover di Laurel Aitken, considerato tra i padri - (il padrino) - dello ska.
Ci sono poi episodi come "Get Up Stand Up" e "Crazy Baldhead" di Bob Marley, reintrepertati ottimamente senza stravolgere in alcun modo i pezzi originali, a cui rimangono molto vicini nonostante qui siano acustici.
Interessante anche il recupero di brani tradizionali come "Tuch me tomato" e "Ethiopian Serenade", che mostrano proprio la ricerca di andare alle origini di un sound tribale, ritmico e all'origine del reggae e dell'afro-music, dei ritmi caraibici calypso e ska.
Sicuramente un ottimo prodotto ricco di suoni e di strumenti veri: oltre alle percussioni e alle chitarre si ascoltano flauto, contrabbasso, trombone, tromba, mandolino, fisarmonica...
Il risultato è un lavoro piacevole e rustico, che si lascia ascoltare e che fissa su cd un pezzo di cultura musicale e popolare.
Dei 12 brani sono solo tre i pezzi originali dell'ensemble ma tra questi merita senz'altro una menzione "me ne vojo anna`", rivolta a cui vuole partire ma non può... e quindi viaggia con la mente!
rockit.it, 1999
|
|
Tribù Acustica
Commento della GRIDALO FORTE RECORDS
Il primo C.D. dedicato interamente al progetto Tribù Acustica.
Un lavoro eseguito con lo stesso spirito di quei dischi che uscivano negli anni cinquanta sull'isola caraibica per far conoscere le varie espressionioni musicali del folklore Giamaicano al grande pubblico.
La registrazione dei brani è stata caratterizzata dalla dimensione live e le sovraincisioni sono state bandite dalla lavorazione per una netta presa di posizione a favore della unicità e della schiettezza dell'esecuzione dal vivo, cose che, se da una parte può essere scappata qualche imprecisione o qualche incertezza (le macchine non sbagliano gli esseri umani si!) dall'altra stato esaltato lo spirito originale del progetto Tribù Acustica e la dimensione tutta umana della sua musica!
La selezione dei pezzi è stata studiata per dare l'idea di una rapida panoramica dei vari stili musicali Giamaicani e dei risultati dell'assimilazione di questi da parte della Tribù Acustica.
gridaloforte.com, 1999
|
"Tribù Acustica" review
Recensito da: Pier Tosi
'Nun te ne parlo mo che ho perso il posto di lavoro
e so' ddu mesi che tiro avanti ma senza decoro
e che te lo dico a fa, pure la donna m'ha lasciato
e solo so' rimasto come un cane abbandonato
ma lo sai che c'è? quando tocco er fonno me viene voglia de parti'
me viene voglia de da' un'occhiata al monno, e nun me va più de sta qui...'
('Me ne vojo anna')
Quando la noia ed il malessere aumentano sarebbe belissimo poter partire per i paesi dei nostri sogni, ma come al solito è una questione di soldi...
Non ci resta così che tornare a sognare attraverso la puntina del giradischi oppure tornare in saletta a sognare, suonando il reggae con i nostri amici, magari aspettando l'arrivo di in original Natty Dread che si unisca a noi.
I nostri sogni così si incarnano un po' nella musica di Tribù Acustica, ensemble aperto romano (alcuni dei suoi componenti provengono da Radici nel Cemento e Nidi D'Arac) dedito ad una musica acustica, una sorta di folk music ibrida, fortemente influenzata dalla musica jamaicana nelle sue varie incarnazioni diacroniche.
Oltre alla ben nota collaborazione con Max Romeo, è uscito anche questo loro CD edito dalla etichetta romana Gridalo Forte, specchio delle evoluzioni comuni ed individuali dei suoi componenti.
Infatti ascoltando (e ballando) l'introduttiva 'Boogie with the bartender' non si può non pensare a Nonno Laurel Aitken ed al suo boogie in levare, mentre si univa in grandi jammings ai Radici nel Cemento qualche tempo fa: in questa e nelle altre tracks di questo disco, grandi tributi alla musica jamaicana, alla sua capacità di farci toccare il cielo con un dito, o di parlarci di resistenza alla schiavitù, alla fatica ed al dolore.
Andando avanti, ritroviamo il sogno in 'Jamaica farewell' (Harry Belafonte) e scopriamo armonie familiari in 'Get up, stand up', 'Israelites', 'Oh Carolina' o 'Crazy baldheads' (bellissima!!!).
Ci accorgiamo nel frattempo che Tribù Acustica ci racconta anche le proprie storie in 'Me ne vojo anna' (resa già famosa dalle Radici nel Cemento), la vibrante 'Common love song' e la conclusiva 'Idea cubana'.
Alla fine ringraziamo la Tribù per averci ricordato di quanto spesso sia bello soltanto SOGNARE senza in realtà spostarsi per niente.
Note tecniche: 'Tribu' Acustica' è stato mixato da Kaki Arkarazo in presa diretta in fase di registrazione, senza lavori aggiuntivi.
La decina di musicisti coinvolti ha quindi suonato live, mentre Kaki controllava i livelli scelti: ad ogni errore, bisognava così ripartire da capo, come succedeva un tempo negli studi jamaicani.
A mio avviso il risultato è ottimo.
In questo CD la Tribù Acustica mostra il suo lato più danzereccio e grintoso, senza però perderne minimamente in poesia.
vibesonline.net, 1999
|
|
|
Le tracce
- Boogie with the Bartender
- Touch me Tomato
- Jamaica Farewell
- Get up Stand up
- Ethiopians live it Out
- Israelites
- Crazy Baldhead
- Common Love Song
- Ethiopian Serenade
- Oh Carolina
- Me ne vojo Annà
- Idea Cubana
|
Tribù Acustica
Recensione di Music Club
Il primo C.D. dedicato interamente al progetto Tribù Acustica.
Un lavoro eseguito con lo stesso spirito di quei dischi che uscivano negli anni cinquanta sull'isola caraibica per far conoscere le varie espressioni musicali del folklore Giamaicano al grande pubblico.
L'ingegnere del suono è Kaki Arkarazo, il produttore esecutivo è David Cacchione.
Il disco è stato registrato e mixato in presa diretta nello studio Diapason di Roma e masterizzato da Kaki nello studio Azkarate in Euskadi.
La registrazione dei brani è stata caratterizzata dalla dimensione live e le sovraincisioni sono state bandite dalla lavorazione per una netta presa di posizione a favore della unicità e della schiettezza dell'esecuzione dal vivo, così che, se da una parte può essere scappata qualche imprecisione o qualche incertezza (le macchine non sbagliano gli esseri umani sì!!!) dall'altra è stato esaltato lo spirito originale del progetto Tribù Acustica e la dimensione tutta umana della sua musica!
La selezione dei pezzi è stata studiata per dare l'idea di una rapida panoramica dei vari stili musicali Giamaicani e dei risultati dell'assimilazione di questi da parte della Tribù Acustica: Ethiopian Serenade (tradizionale): Una serenata tanto romantica quanto rustica, suonata su una base nyabinghi dal forte potere evocativo e dal sapore esotico.
Touch Me Tomato (tradizionale): Un Mento ripescato dall'epoca d'oro di questo genere, una canzone che ci parla di scene di vita quotidiana in Giamaica, coi suoi mercati colorati da ogni genere di merci e compratori fin troppo zelanti nel controllarne la bontà (oppure la metafora del banco di frutta serve per raccontare qualcos'altro?).
musicclub.it, 2000
|
|