I Links Pagina 5

Dai Sette Colli alle Blue Mountains

E' inspiegabile come un'isola così piccola come la Giamaica e la sua popolazione così numericamente irrilevante, abbiano potuto esercitare un'influenza tanto prepotente sulla musica e le sue evoluzioni a livello mondiale.
E' risaputo d'altronde che la geniale invenzione di King Tubby di rimaneggiare pezzi conosciuti con effetti come delays e riverberi, ha rivoluzionato la musica degli ultimi venticinque anni. E' pure vero che i primi a fare del talk-over su delle basi sono stati i D.J. dei sound systems giamaicani. Tutto ciò avveniva negli anni '70 e i risultati oggi sono sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti.
Ma se si scava più profondamente nella tradizione musicale giamaicana diventa addirittura sorprendente scoprire quanto importante sia stato il contributo di musicisti ormai dimenticati, per non dire sconosciuti, nel creare quella tradizione alla quale hanno poi attinto tutte le generazioni successive, giamaicane e non. Per esempio è curioso scoprire che il germe della ritmica in levare, che contraddistingue sia il reggae che lo ska e le relative evoluzioni, è stato trasmesso loro da quelle bande acustiche di mento che impazzavano per l'isola molti anni fa. Il mento, se non fosse per la presenza di gruppi come i Jolly Boys su collane di CD specializzate in musica world, sarebbe oggi sconosciuto in Italia. Eppure questo genere ha costituito un serbatoio importantissimo di temi e melodie per tutti gli artisti giamaicani che in seguito ne hanno voluto approfittare. Ma senza andare tanto indietro nel tempo, basta ricordare che il calypso di Harry Belafonte aveva in sé, già negli anni '60, l'inconfondibile scansione ritmica e lo stile vocale del ben più moderno raggamuffin (vedi Cocoanut Woman...).
Marley stesso, forse il più famoso musicista giamaicano, ha attinto a piene mani alla tradizione del suo popolo, nel corso di tutta la sua carriera, riproponendo per esempio sia il ritmo sia la spiritualità del genere Nyahbinghi. Questo genere di musica veniva suonato fin dalle prime comunità rastafarians ed aveva connotazioni quasi rituali: i tamburi che scandivano il battito del cuore e i primitivi strumenti a fiato che accompagnavano il canto, solitamente corale (il tutto rigorosamente acustico!). Laurel Aitken poi, il grande vecchio della musica giamaicana che ha cominciato la sua carriera di cantante intrattenendo i turisti americani con un repertorio di mento e calypso, è la dimostrazione vivente di come lo ska abbia saputo riciclare ed aggiornare buona parte di quei generi più tradizionali. Insomma tutta la produzione musicale di questa isola (comprese le proliferazioni transoceaniche), è piena zeppa di rimandi, citazioni, riproposizioni, tanto che per ricordarne la metà non basterebbe un libro.
Ebbene, sembrerà strano, ma a Roma oggi esiste un gruppo di musicisti che si propone proprio di scavare alle radici più profonde della tradizione dell'isola caraibica, per riproporre, agli amanti del genere, ritmi, temi e melodie ormai sconosciuti ai più, almeno in Italia. Stiamo parlando della TRIBU' ACUSTICA, una formazione fantasma che già da qualche tempo si esibisce dal vivo, ma che, a causa della sua natura di "secondo gruppo" per ognuno dei suoi componenti (Radici nel Cemento, Nidi D'Arac e altri) si è dovuta limitare ad alcune sporadiche ma folgoranti esibizioni (C.S.O.A. Auro & Marco, Ondarossa 32 e poche altre).
Il gruppo si definisce una "tribù" nel senso che la formazione non è ben definita, ma piuttosto è aperta alle più svariate collaborazioni, magari anche all'insegna dell'improvvisazione. E' "acustica" perché vuole pagare un tributo alla musica così come veniva suonata per le strade e nei villaggi prima dell'introduzione dell'elettricità e dell'elettronica nel mondo delle sette note. Per raggiungere questo scopo si serve anche di strumenti tipici come il Tea-case (uno scatolone con una sola corda che funge da basso), o il cahon (percussione caratteristica del Sud America) e poi flauti, congas e altri. Il gruppo propone un repertorio che spazia dalle atmosfere del nyahbinghi, alla schiettezza del mento, all'allegria del calypso e va oltre, riarrangiando classici dello ska e del reggae elettrico in versione acustica, percorrendo quindi a ritroso quel percorso che di solito porta i classici ad essere rilanciati in vesti ultramoderne.
La TRIBU' ACUSTICA ha nel repertorio anche dei pezzi originali, arrangiati però con il solito stile folk, come Me ne vojo annà, un calypso all'amatriciana cantato in romanesco che forse qualcuno dei lettori ha sentito sulle frequenze di RadioOndaRossa o sul CD Vibrazioni dal basso (autoprodotto all'Auro & Marco nel '97).
Ora il gruppo ha in progetto di uscire finalmente con un CD tutto suo in cui tenterà di fare una carrellata di pezzi esemplari per ognuno dei generi musicali sopra citati, dalle origini fino alla sintesi con la cultura locale dei pezzi originali. Ci piace pensare che ne verrà fuori un lavoro piacevole ed interessante, imperdibile per tutti gli amanti della musica giamaicana.
...A presto!!!

dalla fanzine GRIDALO FORTE RECORDS di settembre 1998.

Un profondo viaggio introspettivo

LA TRIBÙ ACUSTICA è una band romana composta da 7 persone che, da esperienze diverse si sono ritrovate a condividere lo stesso percorso, alla ricerca delle origini musicali giamaicane e caraibiche. Attraverso uno studio attento non solo della musica come tecnica, ma anche come componente essenziale della cultura e delle tradizioni popolari, hanno riproposto al mondo reggae italiano (e non solo) i ritmi e le sonorità del mento, del calypso e del nyahbingi. Il tutto grazie all'inesauribile varietà degli strumenti e dei colori che La Tribù Acustica ricerca e spesso costruisce artigianalmente avvalendosi di una potente sezione ritmica formata da cahon, bongos, djambe, percussioni e tamburi, di due chitarre e un mandolino.
Liriche intrise di spiritualità Rasta ci conducono in un profondo viaggio introspettivo, mentre il ricorrente riferimento al tema della guerra tiene aperto il dialogo e il confronto con la realtà sociopolitica.

inroma.it 2002

La musica dal respiro umano

Tribù Acustica sono in effetti un gruppo live: il loro viaggio alle radici della musica, che sia reggae o tarantella, rende loro estranee le contraffazioni sonore, ne fa un gruppo di cui si è in grado di catturare istantaneamente l'essenza, un gruppo alla ricerca delle similitudini tra le musiche del popolo diverse tra loro, ma comunque affini nei sentimenti che hanno contribuito a generarle. Forse in quest'epoca di rumore e di continuo cercare di apparire ciò che in realtà non si è, sono coraggiosi a suonare questa musica dal respiro umano, che appare nuda, senza alcuna mediazione sonora.

SOS students.it - 2002

L'intervista di VIBES
Tribù Acustica Interview

a cura di: Pier Tosi e Mimmo Superbass

Nonostante conoscessi parecchie cose della Tribù Acustica e avessi già sentito e programmato in radio il bellissimo singolo 'In this time' (ovviamente con Max Romeo...) devo dire che non li avevo mai sentiti suonare fino al concerto romano di presentazione del CD con Max Romeo, o meglio al momento in cui i ragazzi hanno affrontato il soundcheck, spandendo le loro note acustiche nell'area esterna del CSOA La Torre.
Tribù Acustica sono in effetti un gruppo live: il loro viaggio alle radici della musica, che sia reggae o tarantella, rende loro estranee le contraffazioni sonore, ne fa un gruppo di cui si è in grado di catturare istantaneamente l'essenza, un gruppo alla ricerca delle similitudini tra le musiche del popolo diverse tra loro, ma comunque affini nei sentimenti che hanno contribuito a generarle. Forse in quest'epoca di rumore e di continuo cercare di apparire ciò che in realtà non si è, sono coraggiosi a suonare questa musica dal respiro umano, che appare nuda, senza alcuna mediazione sonora. Probabilmente il loro coraggio deriva dal fatto che sono veramente bravissimi.
Ecco di seguito un'intervista registrata da Pier e Mimmo appena il concerto di Max Romeo era finito e la Tribù smontava i suoi strumenti:

Giulio e Adriano: Allora, la Tribù Acustica è composta da Giulio Ferrante al basso, Adriano Bono alla chitarra classica ritmica, Danila Massimi alle percussioni insieme a Giuliano Lucarini, Valerio Guaraldi alla chitarra acustica, Salvatore Mostacci al mandolino e Caterina Quaranta al flauto e poi spesso abbiamo degli interventi esterni di Stefano Cecchi e Andrea Pagani, rispettivamente tromba e trombone dei Radici Nel Cemento, e poi siamo aperti ad ogni apporto di chiunque voglia unirsi a noi e dare un contributo...

D: Come mai avete deciso di suonare questa musica acustica, legata alle radici del reggae?
Adriano: Perchè pensiamo che la musica jamaicana che tanti apprezzano non è stata valorizzata in tutti quanti i suoi aspetti. Per esempio c'e' un periodo storico in cui andavano fortissimo generi come il calypso, il mento oppure il nyabinghi in una nicchia più ristretta, tutti generi che oggi vengono ascoltati molto meno di quanto meriterebbero, perchè comunque hanno contribuito tanto per fare il reggae così come oggi viene apprezzato da tantissime persone nel mondo.

D: Una serie di domande rispetto all'uso delle percussioni che sono la base del reggae: come voi studiate le forme ritmiche della musica jamaicana? Qual'è la vostra esperienza rispetto alle tradizioni? C'è un approccio spontaneo o c'è lo studio di riferimenti precisi?
Danila: Intanto c'e' lo studio, di base, che dura tutta la vita in un'ottica di ricerca personale poi applicata alla musica che suoni...

D: Ricerca nel senso di ascolto di fonti?
Giuliano: Diciamo che per ciò che riguarda l'uso di certe percussioni come le congas e le percussioni cubane, noi stiamo studiando proprio il folklore, ovvero gli usi tradizionali di questi ritmi di derivazione africana. Per ciò che riguarda l'aspetto della musica jamaicana, del nyabinghi, c'è un'altra ricerca del genere, anche forse più personale, e noi cerchiamo di riprodurre quello che a noi sembra il battito del cuore del nyabinghi e cerchiamo di renderlo più veritiero possibile...
Danila: Quindi andiamo a cercare le radici, e questo ha un senso profondo, perchè da lì si può partire per attuare delle comunioni culturali molto ampie, anche rispetto a qualsiasi altro suono si possa poi amalgamare alle percussioni. Partendo dalle radici ci sono delle basi molto solide anche per fare escursioni a tutti i livelli rispetto a queste radici. Per esempio questo è un gruppo esclusivamente acustico, però in effetti avete sentito che qualsiasi piccolo delay o qualsiasi piccolo suono dub, durante il concerto, già comunque apre in modo coerente perchè c'è una profonda ricerca sulle radici. E' un po' come un discorso a ritroso che però ci aiuta a spingerci in avanti...
Giuliano: Questa cosa ci accomuna un po' tutti: più andiamo indietro e più ritroviamo un passato in comune.

D: Riuscite a trovare un collegamento con le forme ritmiche della tradizione popolare italiana?
Adriano: Ci sono grandi affinità tra il calypso e la tarantella: hanno praticamente la stessa cadenza ritmica. Se per esempio ascoltiamo dei brani di moderno reggae legato al calypso, ci accorgiamo che la cadenza è la stessa della tarantella... (Adriano canticchia il riddim di alcune canzoni per spiegarsi)
Danila: Basta scendere in Salento e chiedere un attimo a loro e ti diranno che in sintesi la magia della taranta sta in un miscuglio di due e tre battute, questo miscuglio arcano e' la vera magia e si trova ovunque, nella musica popolare in tutto il mondo.

D: Come questa esperienza importante con Max Romeo vi ha condizionato o cambiato i vostri progetti?
Danila: Ci ha molto influenzati, intanto nel fatto che bisogna essere molto bravi a seguirlo sul palco qualsiasi cosa succeda, anche perchè abbiamo provato poco. Per il resto mi ha dato molti stimoli per cercare di essere sempre il più professionale possibile e sempre all'altezza della situazione, sperando ancora che Tribù Acustica continui a coinvolgere naturalmente personaggi il più interessanti possibile. A livello di progetti, il disco sta per uscire e ancora non ti posso dire nulla... noi stiamo per partire per Cuba dove staremo tre mesi per studiare le percussioni.
Giuliano: Per quanto riguarda Max Romeo, lo siamo andati a prendere ieri all'aeroporto e lui ci ha detto subito che in Jamaica ha fatto sentire il CD ed è piaciuto moltissimo. Speriamo che quindi possa nascere qualche coinvolgimento per Tribu' Acustica...

D: Parlatemi del tempo speso in studio a registrare...
Adriano: E' un progetto molto in stile jamaicano, cioè si entra in sala e si suona subito, cercando di fare tutto il meglio possibile con i mezzi magari limitati di una neo-etichetta. Direi che il risultato e' ottimo.

D: Quindi gli arrangiamenti venivano da soli?
Adriano: Si, la Tribù Acustica si riunisce e suona e questo è il nostro spirito. Magari poi alcune cose si aggiustano a tavolino ma è quasi tutto affidato al feeling del momento. Ne approfitto per dirti che uscirà comunque anche un altro nostro lavoro con la etichetta Gridalo Forte.

D: In quale genere dobbiamo catalogare i vostri CD nella nostra collezione di dischi?
Adriano: Be, le etichette non piacciono a nessuno, però ogni tanto, per ragioni pratiche bisogna usarle, così direi che la nostra può essere World Music, musica popolare che unisce varie forme affini.
Giulio: Si, nei nostri dischi c'è del reggae, del calypso, del mento, del dub, del merengue... Mentre registravamo il CD Gridalo Forte, ci era rimasto un po' di tempo ed abbiamo improvvisato un pezzo che alla fine ci è piaciuto e sarà nel disco, e questo pezzo segue una ritmica cubana e non ha niente di jamaicano, ma a noi piace e quindi noi non vogliamo precluderci nulla e suoniamo.

D: Parlatemi di questo disco della Gridalo Forte. L'avete registrato con Kaki Arkarazo?? (produttore basco ex membro di Negu Gorriak e molto legato all'etichetta Gridalo Forte NDA).
Adriano: Si, il Cd è stato mixato interamente live in fase di registrazione dopo avere sistemato i livelli durante le prove. E' un vero disco live, registrato con un vecchio stile, senza sovraincisioni.
Giulio: Registrarlo è stato molto faticoso perchè suonavamo sempre tutti insieme ed a ogni errore si ricominciava da capo. Però ne siamo soddisfatti.
Adriano: E' un sistema che ha catturato veramente lo spirito della Tribù Acustica. Noi non siamo perfezionisti e ciò che conta è questo spirito.

D: Parlatemi delle cover che scegliete di suonare.
Adriano: La rosa delle nostre cover rappresenta una panoramica sul reggae: a noi piace fare un viaggio attraverso la musica jamaicana che parte dalle origini, tocca un po' tutti gli stili e si ricongiunge con le nuove tendenze.
Giuliano: E' un po' il nostro reale percorso: abbiamo incominciato ad ascoltare il reggae dai dischi degli anni settanta, dopodichè, attraverso i Jolly Boys abbiamo conosciuto il calypso ed il mento. Poi abbiamo conosciuto i Mystic Revelations of Jah Rastafari ed il nyabinghi e la musica religiosa e continuando a cercare troviamo tante altre fonti diverse e credo che non fermeremo la ricerca.

Vibesonline.net - 1999

Bands

Produzioni

On Line Magazines

Live Music