La Tribù Pagina 2

Adriano
La voce della Tribù

Giuliano
Una padella e due forchette
La sincerità delle emozioni

Una padella e due forchette forse sembrano un po' povere per iniziare a parlare del mio rapporto con la musica, ma ho cominciato proprio con quelle la notte di Capodanno del 1994, quando sono stato sedotto da un'illuminazione ritmica che mi ha condotto attraverso le gioie dei ritmi.
Dopo quest'esplosione non mi sono più fermato: ho iniziato a suonare reggae con gli Smile Jamaica, coinvolgendo poi anche Danila come corista. Dal '95 al '97 ho frequentato il corso di percussioni africane del senegalese Bedri N'Duaye e durante questo periodo ho conosciuto le Radici nel Cemento che allora cercavano un percussionista per ultimare il loro demo-tape. Ben lieto di collaborare con loro, sono entrato nel gruppo e ci sono rimasto fino al '99 in forma stabile, mentre ora me ne sono allontanato un po', pur continuando a collaborare ove possibile. Nel frattempo ho cambiato insegnante: dal djembe sono passato allo studio delle congas con Giovanni Imparato, un grande musicista che mi ha condotto, assieme a Danila, nello studio del folklore afrocubano (soprattutto attraverso la pratica dei tamburi batà) e in altri progetti, alcuni dei quali si sono rivelati molto più grandi per un apprendista come me.
Le difficoltà incontrate nell'apprendimento mi hanno fatto intuire la complessità e l'importanza del mondo che si può aprire a chi suona il tamburo e nello stesso tempo mi hanno stimolato (seppure con una forte autocritica) a crescere.
Ma l'emozione originaria che nasce dal rapporto con la musica si è salvata e in questi anni si è amplificata, risvegliando in me particolari gioie nell'ascolto della musica cubana, mediorientale e indiana.
In ogni modo ciò che più conta è questo particolare atteggiamento nei confronti della musica che, rispettando la sincerità delle emozioni che essa ha fatto nascere, continua a far crescere la TRIBU' ACUSTICA.

Caterina
Momenti di gloria
Storia di un'Etnomusicologa

Intenzioni: Ho scelto la mia foto migliore per gettare fumo negli occhi.
La realtà: Il fotografo è un genio!
Passato presunto: Suono la fisarmonica da quando avevo otto anni. Dopo il diploma di flauto, ottenuto a 19 anni in Abruzzo (dove sono tuttora residente), è iniziata la mia avventura romana. Ho passato, cioè, il mio tempo migliore in cori, bande, gruppi di musica popolare, classica, reggae, hip hop, world e chi più ne ha più ne metta (sono curiosa, lo ammetto). Ho effettuato varie collaborazioni discografiche: con i Cromantica nell'omonimo CD; con le Radici nel Cemento in Popoli in vendita. Da due anni faccio parte, inoltre, dei Nidi d'Arac con cui ho inciso Mmacarie, Ronde Noe, Figli d'Annibale: Original Soundtrack, Fango, La Notte del Dio che Balla, Sila in Festa e brani inseriti in compilations della cui designazione ho perso memoria. Tutto il resto è TRIBU' ACUSTICA. Nel frattempo mi sono laureata in Etnomusicologia con una stupenda tesi creata sul campo (ho cioè rischiato più volte di essere impallettata dai contadini che importunavo per le mie interviste) dal titolo L'organetto a due bassi nel teramano: dalla tradizione alla competizione. Insomma anch'io ho avuto i miei momenti di gloria!
Presente abituale: Giro, vedo gente, faccio cose…
Futuro presumibile: Girerò, vedrò gente, farò cose…

Valerio
Lasciare l'isola? Difficile!

Dopo aver navigato nell'oceano degli stili musicali (blues, rock, pop, canzone, jazz, funk, …) ho trovato rifugio nell'isola della TRIBU' ACUSTICA popolata da sei indigeni. Costoro erano soliti riunirsi per fare musica, una musica che non avevo mai ascoltato, il mento, il calypso, il nyahbinghy. Mi sono unito a loro, non riuscivo a resistere, ero spinto dalla semplicità e dalla cordialità che mi hanno riservato. Sarà difficile lasciare questa isola…

Danila
Un motore a tanti "tempi"

Giulio
Vibrazioni del basso

Salvatore
Una scommessa aperta
Mandolino in reggae

Non sono nato con il mandolino tra le mani, ma ho cominciato col tirare fuori suoni da chitarre di tutti i tipi per esprimermi nei più disparati linguaggi, dal latin-rock alla Santana fino al blues e agli standards jazzistici. Poi ho provato a portare il mandolino nel trip-hop dei NIDI D'ARAC, carico di connotazioni della tradizione salentina (abbastanza facile), quindi nelle canzoni maghrebine di NOUR-EDDIN FATTHY (un po' più difficile o comunque inusuale), per approdare infine alla musica giamaicana della TRIBU' ACUSTICA (una vera scommessa). C'è da dire che il suono del mandolino si è ben integrato con una musica che non aveva mai avuto questo strumento tra quelli tradizionalmente utilizzati, anche se le chitarre, acustiche o no, hanno spesso fraseggiato con la parte più acuta della tastiera richiamando proprio simili sonorità. Ad ogni modo l'avventura è solo cominciata: la scommessa è ancora aperta…